Casa Rifugio

Casa rifugio "Il Volo"

La casa rifugio  “Il Volo” consta di due soluzioni abitative, aperte tutti i giorni dell’anno, e predisposte per l’accoglienza di 6/7 nuclei monogenitoriali composti da donne in situazione di fragilità con figli.

Le donne accolte provengono da situazioni di maltrattamento intra-extra familiare e per questo motivo versano in una condizione di disagio psico-sociale e relazionale. Attraverso un percorso di accoglienza, sostegno, protezione e accompagnamento, vengono sostenute nella ricostruzione di un progetto di vita. La donna è al “centro” e partecipa a tutte le fasi del percorso socio-educativo personalizzato assumendosi la responsabilità del suo progetto di vita che prevede il reinserimento nella società.

L'equipe è così costituita:

- coordinatrice e responsabile del progetto
- educatrici professionali
- pedagogista per la supervisione pedagogica
- psicologa per la supervisione psicologia

Dott.ssa Stefania Azzolina
Dott.ssa Stefania AzzolinaCoordinatrice Casa Rifugio
Nome e Cognome
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Nome e Cognome
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Servizi offerti

Il cardine del lavoro in struttura è la resilienza come possibilità di riorganizzare positivamente la propria vita, ricostruirsi mostrandosi recettive alle opportunità che il percorso in struttura potrà favorire.

La donna accolta in struttura viene gradualmente accompagnata in un iter di consapevolezza della nuova condizione e supporto per traguardare la propria emancipazione. Le educatrici presenti in struttura, dopo una prima fase di conoscenza reciproca ed osservazione, stendono insieme alla donna, un progetto socio-educativo individualizzato con i micro e macro obiettivi del percorso di permanenza presso la struttura. L’obiettivo finale e principale per tutte le ospiti è sicuramente il reinserimento in società attraverso il reperimento di un impiego che dia autosufficienza economica nonché l’individuazione di una sistemazione abitativa autonoma.

Le educatrici lavorano in rete con i servizi sociali di residenza, il Centro anti violenza, i Carabinieri e tutti gli enti coinvolti a diverso titolo nel supporto delle donna e se ci sono, dei suoi figli.

Collabora con la struttura una psicologa sempre presente nel momento dell’ingresso della donna e quindi disponibile ad accogliere e contenere la sofferenza e il probabile disorientamento a termine dell’iter previsto per la messa in protezione; spesso infatti le donne arrivano in struttura a seguito di ore trascorse in questura per la denuncia o al pronto soccorso per eventuali referti necessari. La psicologa è anche presente durante il percorso per le necessità emergenti e accompagna alla presa di consapevolezza dell’importanza di un supporto psicologico continuativo presso il Centro antiviolenza o le strutture pubbliche e convenzionate.

Accogliere una madre vittima di violenza significa anche occuparsi con particolare cura e premura dei suoi figli. I bambini che vengono accolti in struttura sono spesso vittime di violenza assistita e devono ricostruire la propria esistenza in un ambiente nuovo e sconosciuto, lontano dal padre, dai famigliari e dagli amici. Una nuova scuola, delle nuove presenze adulte, nuovi riferimenti.

Tutta l’attenzione dell’equipe è data in questa prima fase a consentire ai minori di ambientarsi prestando ascolto e osservando i dettagli del loro comportamento per cercare di rispondere anche ai bisogni inespressi. Le educatrici collaborano con la pediatra per approfondire anche l’aspetto di salute e benessere e si attivano qualora fossero necessari approfondimenti. Di natura prioritaria è anche il collegamento con la scuola per consentire il più rapido inserimento. Si occupano inoltre del loro benessere generale cercando di garantire occasioni di svago e possibilità di spendere il tempo in maniera spensierata e costruttiva ad esempio organizzando la frequenza all’attività sportiva o il supporto da parte di terapeuti/professionisti dell’infanzia.

L’equipe collabora e si attiva inoltre per garantire il diritto alla visita da parte del genitore allontanato; se il decreto del tribunale dei minori lo prevede, le educatrici accompagnano o garantiscono lo spazio protetto, occasione di incontro con il padre o con eventuali altri famigliari. Tale delicato momento è un diritto riconosciuto al padre ma è anche un diritto dei figli che, in presenza di personale qualificato in grado di tutelare il minore, sono supportati nell’interagire con il genitore.

Il personale della struttura si occupa dell’accompagnamento del minore al luogo dell’incontro garantendo il sostegno necessario nella fase precedente e iniziale ma anche al termine dell’incontro quando dopo il  congedo, possono affiorare sentimenti contrastanti e difficili da comprendere e contenere.

La pedagogista che collabora con la struttura garantisce all’equipe uno spazio di ripensamento delle dinamiche spesso complesse che si creano in struttura con i bambini e tra i bambini e le loro madri nonché garantisce uno spazio di condivisione delle strategie più opportune da attuare e sperimentare al fine di incrementare il benessere dei minori e delle loro madri. Spesso l’equipe supporta il genitore senza sostituirsi con interventi che potrebbero minare la credibilità della madre ma, affiancandosi a lei e suggerendo alternative, mostrandole la possibilità di scoprire o riscoprire risorse genitoriali latenti.

La donna sarà chiamata a sottoscrivere il suo PSEI (progetto socio educativo individualizzato) proprio perché gli obiettivi del percorso saranno sin dall’inizio pensati e condivisi dall’ospite che non può che essere protagonista del suo percorso di emancipazione. Ciascuna donna lavorerà per la propria identità e per il proprio progetto di vita supportata dalle educatrici per il potenziamento dei singoli aspetti di fragilità. Aspetto comune alla maggior parte delle donne che vengono accolte in struttura sono la mancanza di un’indipendenza economica e di una soluzione abitativa; per questo le educatrici aiutano la donna nel difficile percorso di analisi e approfondimento della propria condizione fino a stendere un curriculum vitae che è anche e spesso occasione di ripensamento di sé. Segue l’accompagnamento o semplicemente lo sprono e l’incoraggiamento alla ricerca di impiego e alle eventuali fasi successive per l’attivazione di contratti lavoro.

E’ solo al termine di un percorso (i cui tempi sono condivisi con i servizi sociali del comune di residenza) fatto di dubbi, cadute, risalite, scoperte, traguardi, sconfitte e nuove consapevolezze che si affianca la donna nel reperimento di una soluzione abitativa autonoma e la si prepara al congedo.

Si chiude dunque un iter che inizia spesso dalla messa in protezione della donna o di un piccolo nucleo mono genitoriale ma che nel corso del tempo manifesta fragilità e bisogni che necessitano la messa in campo di risorse altre e specifiche.

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